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Focus #4: il cioccolato sta finendo!

Il cioccolato sta finendo… ovvero ne consumiamo più di quanto siamo in grado di produrne, una notizia allarmante per i più, azzarderei l’aggettivo “catastrofica” per chi, come me, può definirsi “cioccolatista anonimo” per fare un parallelismo con i dipendenti da altre sostanze… una di quelle che inversa la giornata nella migliore delle ipotesi, così mi sono scapicollata ad approfondire l’argomento per constatare che c’era da aspettarselo prima o poi…

Ebbene sì, perché non bastava che il cioccolato fosse buono, c’è anche chi si è preso la briga di sbandierare ai quattro venti un infinito elenco di doti ad esso attribuibili e qui si va dall’antiossidante, all’antidepressivo, passando per l’afrodisiaco qualora ci fosse stata la necessità di convincere i pochi restii a farne largo consumo…

Così tra un complimento al gusto e una lode alle proprietà la voce è arrivata all’orecchio dei cinesi con conseguenze immaginabili, e mi scusino gli animalisti ma mi viene da pensare che fortunatamente la teobromina contenuta nel cioccolato ha effetti tossici sui nostri amici a quattro zampe altrimenti ci toccherebbe contendere anche a loro il prezioso nettare…

Ora che il dado è tratto (dò per scontato che sia ormai irreversibile la tendenza al consumo dopo averlo assaggiato la prima volta) mi domando: se non basta perché non se ne produce di più? La risposta è tanto impensabile quanto disarmante: i coltivatori non traggono sufficienti profitti e convertono le piantagioni di cacao in piantagioni di banane.

Cioè, se ho ben capito, c’è chi preferisce le banane al cacao, incredibile ma vero… del resto, mi viene da dire, entrambi crescono su un albero e possono pertanto qualificarsi “frutti” purtroppo però dubito fortemente che riuscirò, prima o poi, a convertire anche i miei gusti.

Il cioccolato sta finendo

Lezioni di sopravvivenza #3: bellezza post parto

Neomamme di tutto il mondo, dopo nove mesi di attesa e tanta fatica siete state ampiamente ricompensate dal vostro fagottino? Bene, il più è fatto penserete, ecco… non vorrei disilludervi, ma a meno che non siate state dotate da madre natura di curve da top model converrà prevedere di rimboccarsi le maniche piuttosto velocemente.

E attenzione, perché non mi riferisco ai ritmi pressanti dettati da allattamento, rigurgiti, cambi di pannolino, coliche e conseguenti notti (oltre che giorni) insonni, ma al tempo che necessariamente dovrete trovare anche per voi stesse, o, per meglio dire, per rimettere in forma voi stesse perché la pelle lucente e l’aspetto radioso che avevate durante la gravidanza troppo presto si trasformeranno in occhiaie, addominali cadenti, capelli sfibrati, unghie fragili, accumuli adiposi oltre che, non appena terminerete l’allattamento, seno flaccido.

Mi fermo qui perché non vorrei provocare un calo demografico, ma potrei accennare anche agli sporadici episodi che potrebbero verificarsi quali mal di schiena, incontinenza e, non scherzo, aumento della taglia dei piedi.

Quindi, lo so che è dura ma vi prego, trovate la forza di infilare una serie di esercizi ginnici tra una poppata e l’altra, ve lo chiede una che ha rimandato un pugno di mesi di troppo e si è ritrovata con il proprio invidiabile girovita preparto trasformato in un irriconoscibile tronco cilindrico.

Ah, dimenticavo, le saune e i trattamenti estetici purtroppo non fanno miracoli… giuro!

Bellezza post parto

Focus #3: bellezza in gravidanza

Donne incinte di tutto il mondo gioite, è finalmente arrivato (e direttamente dall’Istituto di Ricerca della Yashiva University di New York, mica pizza e fichi…), lo sdoganamento dei trattamenti di bellezza in gravidanza.

Ebbene sì, sembrerebbe che dopo il primo trimestre di cuscinetto, quello considerato più a rischio per la salute della mamma e soprattutto del bambino, sarà possibile tingersi i capelli (con colori senza ammoniaca e preferibilmente non direttamente sulla cute), fare la manicure (anche con applicazione di smalto e gel se fatta in locali ben ventilati per non aspirarne i fumi), sottoporsi a trattamenti corpo (rigorosamente massaggi, senza uso di apparecchiature o creme a base di caffeina e alghe) e perfino abbronzarsi (con moderazione, e solo con uso di creme ad alta protezione).

Ora io dico, i selezionatissimi ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine della suddetta Università avrebbero potuto dispensare qualche anticipazione sui loro studi; voglio dire: che esigenza c’era di diffondere posticipatamente e in un’unica soluzione tutti i risultati, perché privare tante future mamme di qualche piccolo trattamento incoraggiante soprattutto quando il pancione inizia a crescere, le smagliature incalzano e la camminata diventa sempre più assimilabile a quella di una papera.

Non sarebbe stato più conciliante buttare lì qualche anteprima ogni tanto del tipo “via libera con le tinte”, Dio solo sa quante crisi isteriche preparto avrebbero evitato!

Comunque tant’è, ormai il dado è tratto, beate coloro che posso beneficiare della conclusione di questi studi, alla luce dei quali viene quasi voglia (mi riferisco a chi come me ha dato in tempi di ostetricia austerità estetica, sic!), di fare il bis.

(Per mio marito…) Ho detto QUASI!

Bellezza in gravidanza

Tempi moderni #1: Halloween

Quando ero una bambina io il 31 ottobre era una giornata se non triste perlomeno malinconica, era quella che precedeva la festa di Ognissanti, quindi la Commemorazione dei Defunti, ed era simboleggiata dal crisantemo, un fiorellino piuttosto bellino che ha sempre scontato il prezzo di un accostamento quantomeno infelice…

Il periodo dell’anno peraltro si confaceva alla perfezione con l’atmosfera depressa: temperature in brusco calo, cieli plumbei e umidità penetrante; a coronare il tutto ben si inseriva anche la proposta culinaria brianzola che prevedeva tradizionalmente Cassöeula (ovvero un piatto popolano realizzato con gli scarti del maiale appena macellato, comprendente, fra altre cose, musetto, coda, orecchie e cotenne) e Oss da mort (ovvero dei biscotti realizzati solo con farina, zucchero, nocciole e albume, il cui nome evocativo può certamente essere ricondotto alla forma allungata, al colore pallido ed alla consistenza fastidiosamente dura).

Trent’anni dopo sono mamma, la data del 31 ottobre nel frattempo si è misteriosamente trasformata in una giornata festosa, quella che precede la magica notte di Halloween ed è simboleggiata da una zucca arancione intagliata con sguardi diabolici e sorrisetti satanici.

Il freddo e l’umido incredibilmente sono diventati i complici di un’atmosfera scherzosa in cui ci si traveste da streghe, scheletri, fantasmi, vampiri e si passa di casa in casa a suonare campanelli al grido benevolmente minaccioso di “dolcetto o scherzetto”; perfino a tavola i piatti della tradizione sono stati rimpiazzati da colorate e gustose preparazioni a base di zucca e dai dolcetti affettuosamente offerti dai vicini di casa fintamente terrorizzati.

E’ il momento di sfoderare un’ovvietà: “i tempi sono cambiati” e, alla faccia di chi sostiene che Halloween sia una festa anglosassone che non ci appartiene aggiungerei: “meglio adeguarsi”.

E in conclusione: “sto invecchiando”.

Amen

Snoopy e Woodstock Halloween

Focus #2: la sfiga scientifica

E’ venerdì 17; non che io sia superstiziosa ma il pensiero, vuoi anche per il rimbalzo mediatico che questi accadimenti sporadici hanno, corre lì inevitabilmente…

Oltretutto ho recentemente scoperto che il mio vicino di casa ha un gatto nero, un bel gattone ruspante di quelli che se non fosse per gli occhioni verdi smeraldo si mimetizzerebbero perfettamente fin dal crepuscolo; io amo i gatti, per carità, ma ultimamente mi attraversa la strada sotto il naso ad intervalli un po’ troppo regolari…

Fatalità vuole, perché di pura coincidenza certamente si tratta, che ultimamente le beghe di vario genere e natura stanno iniziando a proliferare, dunque, non sono ancora arrivata ad appuntarmi se vi è una prevalenza di attraversamenti da destra verso sinistra o viceversa, ma poiché ritengo che un’adeguata informazione sia sempre un buon punto di partenza ho ritenuto opportuno documentarmi un minimo a riguardo.

Con grande stupore ho scoperto che la questione interessa al punto che decine di prestigiose Università un po’ in tutto il mondo hanno dedicato degli studi, delle vere e proprie ricerche (ecco dove finiscono parte delle preziose risorse) alla sfiga. Ora che l’argomento si è fatto “scientifico” va da sé che mi sento autorizzata ad approfondire.

Ho quindi appurato che l’erba del vicino sarà sempre più verde della mia (questione di prospettive), che quando ho fretta i semafori mi sembreranno rossi in numero preponderante rispetto alla media delle giornate calme (questione di memoria selettiva), che la mia attesa in coda sarà sempre più lunga di quella della fila accanto (questione di attenzione alla valutazione) e che la fetta di pane cadrà sempre dalla parte imburrata (questione d’inerzia).

Tutto ciò premesso non sono riuscita a trovare soddisfacente spiegazione alle mie disavventure personali quindi non mi resta che sforzarmi di accettare il sopravvento dell’impalpabile Legge di Murphy: il che mi conferma, non mi si voglia fare fessa, che in buona sostanza la sfiga esiste, ha un nome e persino un cognome, ed è anche certificata in ambito legale!

Il gattone del mio vicino è comunque diventato, mio malgrado, un sorvegliato speciale.

Cit. Rea Daniels

Cit. Rea Daniels

Focus #1: non rifare il letto la mattina fa bene alla salute

La vita è fatta anche di rinunce, a volte capita di essere costretti a lasciare qualcosa che amiamo, come ad esempio il letto la mattina.

Lassù qualcuno mi ama!

Niente allarmismi, non sto scomodando nessun nome altisonante, per “lassù” mi riferisco al Regno Unito, precisamente Londra, nello specifico la Kingston University, dove qualche adorabile ricercatore si è preso la briga di dimostrare che l’antiestetica abitudine di non riassettare il letto la mattina favorirebbe la disidratazione (e conseguentemente la morte) degli acari, responsabili di molte allergie.

E’ la rivincita dei dormiglioni (categoria alla quale, qualora fosse necessario specificarlo, appartengo), finalmente potremo zittire il malcapitato che trovandosi a passare casualmente all’ora del the si dovesse permettere di arricciare il naso nel vedere la camera da letto ancora in disordine.

Questa da sola è una notizia che fa incominciare bene la giornata, ma non è tutto, pare che esaurita la prima fase di ricerca in laboratorio ora si debba passare alla sperimentazione sul campo, individuando delle abitazioni le cui famiglie verrebbero “obbligate” a non rifare il letto; io, per inciso, ho intenzione di candidarmi.

Finalmente al mattino potrò premere il tasto “repeat” della sveglia senza sensi di colpa, e godermi i miei minuti aggiuntivi di beato riposo sapendo che sto facendo la cosa giusta, in attesa di un nuovo alibi che mi scagioni da qualche altra fastidiosa faccenda domestica.

Focus #1 Non rifare il letto la mattina fa bene

Ricette possibili #1: grigliata di fine estate

Quale migliore occasione dell’ultimo giorno d’estate (sempre che di estate si possa parlare considerato che pioggia, freddo, e qualche sporadica giornata soleggiata – rigorosamente nei giorni lavorativi – hanno spadroneggiato fino a qualche giorno fa) per inaugurare la mia rubrica di ricette possibili.

Ebbene sì, proprio io che non so nemmeno spiegarmi perché possiedo una cucina (con quello che avrei risparmiato non comprandola starei vivendo di rendita al ristorante sotto casa) elargisco consigli ad altri, praticamente un ossimoro vivente!

Dunque, il primo passo è certamente quello di controllare il contenuto di frigorifero e dispensa.

Bene, sicuramente Carlo Cracco con una confezione di lenticchie rosse decorticate, un vaso di maionese già iniziato, delle olive giganti con nocciolo e uno scalogno ormai germogliato (del resto gli ha dedicato perfino un libro da figo) saprebbe realizzare un piatto sopraffino, ma io sono io, e non mi viene in mente nessuna unione commestibile.

Prima soluzione: chiamo un ottimo ristorante in zona e prenoto per la sera stessa (così la ricetta me la farei dare da loro ma probabilmente verrei smascherata in men che non si dica).

Seconda soluzione: chiamo mio marito e gli propongo una grigliata di fine estate (con le poche occasioni che ci sono state quest’anno per pranzare all’aperto sarà senz’altro entusiasta).

Come era prevedibile lo convinco facilmente, bisogna quindi procurarsi tutto l’occorrente: ho optato per una grigliata di carne e non possono mancare costine, salamelle, salsiccia arrotolata, spiedini e costata; volendo prodigarsi si potrebbe preparare tutto da sé ma si sa che la selezione, la frollatura e soprattutto il taglio della carne (in particolare per la costata se si opta per la “fiorentina”) devono essere eccelsi per un’ottima riuscita, meglio quindi lasciar fare al macellaio di fiducia…

Eventualmente prevedere patate, melanzane, zucchine e peperoni a fette per dare una parvenza di leggerezza e aggiungere un tocco di colore al piatto.

Ci siamo quasi, la preparazione del barbecue è per tradizione di pertinenza maschile, quindi non resta che cedere il grembiule e sedersi tranquille a sorseggiare un calice in beata attesa.

Dimenticavo… bollicine ad annaffiare il tutto, categoricamente Franciacorta, temperatura adeguata.

Et voilà!

Grigliata di fine estate, barbecue

Lezioni di sopravvivenza #2: Master… che?

E’ l’era dei Masterchef e sono tempi duri per i negati in cucina.

Eh sì, perché parliamoci chiaramente, ormai cucinano tutti, perfino i ratti (mi riferisco a Ratatouille per chi non ha dimestichezza con l’immaginario infantile) e quel che è peggio tutto ormai sembra direzionarsi a senso unico, i rimandi sono ovunque, la televisione è satura di show cooking, le edicole esplodono di riviste dedicate, i food blogger spopolano nel web e non solo, gli eventi enogastronomici proliferano e tutto ciò che non è specializzato è praticamente costretto a dedicare al gusto almeno una rubrica per non rimanere tagliato fuori.

E se sei rimasto uno dei pochi per cui cucinare non è una passione ma una rottura di scatole, se il pensiero di cosa preparare alla sera è il tuo tormento fin dal primo pomeriggio, se ti arrabatti fra aperitivi con i colleghi, sushi take-away, pizza da asporto e la scusa del tempo tiranno ti fa sempre più spesso capitare “casualmente” a casa dei genitori proprio all’ora di cena: in poche parole se ti piace mangiare ma non cucinare, diciamocelo, hai un bel problema.

Io, per inciso, appartengo alla seconda categoria.

Così quando ho annunciato la mia idea di un blog che si occupasse di tutto un po’, ricette comprese, si è scatenata l’ilarità di familiari, amici e conoscenti.

Mio figlio mi ha risparmiata ma è troppo piccolo per capire e fortunatamente ancora troppo ingenuo per distinguere le preparazioni della mensa scolastica da quelle casalinghe, o forse già lo fa, a discapito di queste ultime e non ha osato calcare la mano.

I gatti soprassiedono, del resto i loro manicaretti industriali (quali lo spiego in un apposito articolo) hanno un aspetto rassicurante ed emanano dei profumini invitanti, certamente non farebbero cambio con i miei e certe volte, confesso, nemmeno io…

Non senza disappunto mi sono ritrovata a chiedermi quale utilità avrebbe potuto avere una mia rubrica dedicata, la soluzione più adeguata sarebbe stata quella di consigliare qualche ottimo ristorante, e, anzi, certamente lo farò, quella alternativa (insisto) è rappresentata da una raccolta di ricette possibili, ad abilità zero e tempi di preparazione ridotti ai minimi termini, perché se si sono messi a cucinare tutti gli altri non vedo perché non debba tentare di farlo anch’io… con il vantaggio che io avrei un rapporto privilegiato, da negato a negato.

Snoopy Masterchef

Lezioni di sopravvivenza #1: lunedì

Dovrebbero inventare il Dormedì.

Il giorno che sta fra la domenica

e il lunedì.

Lo so, il fine settimana è sfuggito di mano, il lunedì mattina si è presentato con puntualità svizzera ed è quasi impossibile credere alla sveglia.

Come se non bastasse siamo ormai a settembre inoltrato, il tepore estivo sta lasciando il passo ad un antipatico freddo mattutino e abbandonare il calduccio del letto sta diventando sempre più una tortura.

I gatti sbadigliano dal loro trono con l’aria di disapprovazione del nobile che, non avendo mai lavorato in vita sua, nemmeno sa cosa voglia dire “weekend”, e si rigirano per proseguire il loro sonno indisturbato volgendo le spalle al fastidioso riverbero che ti sei permessa di far entrare aprendo la persiana senza la loro preventiva autorizzazione.

Il pupo neanche a dirlo non vuole saperne di andare a scuola.

Tuo marito ovviamente non trova le calze, e dire che basterebbe cercare nell’altro cassetto, e poi non trova quel maglioncino lì, e dire che basterebbe spostare quello appoggiato proprio sopra, e poi non trova le chiavi della macchina, e dire che basterebbe lasciarle sempre nello stesso posto!

Calma, forse ce la puoi fare, in fin dei conti basta non pensare che a breve sarai infilata nel traffico per quaranta minuti.

Ci vuole un caffè (quale lo spiego in un apposito articolo).

Non è sufficiente, o meglio, sarebbe un buon inizio se fossimo già almeno a martedì, ma è solo lunedì e occorre integrarlo con una pratica meditativa: il föhn dovrebbe essere elencato anche tra i calmanti oltre che tra i “piccoli elettrodomestici”.

In men che non si dica gli animi si acquietano, senza sottovalutare lo scopo principale, e cioè che anche la messa in piega sembra riacquisire un aspetto domato.

I gatti continuano ad avere l’aria di disappunto di chi è già seduto al tavolo del bar da un pezzo e non gli sono ancora stati serviti cappuccio e brioche.

Funziona, nella maggior parte dei casi…

good morning

Mezze verità, ovvero piccole bugie ripiene di Nutella

http://www.nutella.it

Primo giorno di asilo, di scuola materna, di scuola dell’infanzia, non si sa più come chiamarla!

Per mio figlio di quasi tre anni un passo importante, il giorno che segna la fine del dolce far niente e l’inizio di una lunga serie di impegni cadenzati, lui ancora beatamente ignora ciò che lo attende e io non ho il cuore di spiegargli che le lunghe giornate trascorse a regnare indisturbato a casa dei nonni sono finite…

Nelle ultime settimane ho preferito stimolare la sua curiosità parlandogli delle maestre, dei compagni, dei laboratori, abbiamo anche preparato insieme lo zainetto convinta che potesse servire a svincolare ma, come era prevedibile, esauriti i primi trenta secondi di entusiasmo la mia opera di persuasione si è frantumata.

Per convincerlo a rimanere in classe senza di me mi sono dovuta inventare che sarei andata a comprare il pane, in realtà per calmare la (mia) tensione mi sono scapicollata a rimpinguare la dispensa di Nutella che tutto sommato una certa attinenza con il pane ce l’ha, con l’attenuante di sortire un effetto molto più consolatorio…

Lo so, avrei potuto dedicare qualche minuto in cucina e realizzare una semplice ricetta ma mi sono arresa all’impellente necessità, in fin dei conti cosa c’è di meglio di pane e Nutella?

Snoopy cioccolata

 

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