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Archive of ‘Lifestyle’ category

V-Day #4: Agenzia delle Entrate, sequel

Mi era stato detto di pazientare, che il rimborso del credito 2013 mi sarebbe stato accreditato “presumibilmente” entro il 31/05/2015… ebbene la mia benevolenza (unita alla mia proverbiale diffidenza, soprattutto nei confronti dello Stato) mi ha convinta ad attendere fino a fine giugno, quindi mi decido a tentare un nuovo affondo all’Agenzia delle Entrate.

E con sempre meno stupore apprendo che contattare gli esattori è diventata un’impresa titanica, mi riferisco alla modalità telematica, resta sempre valida la possibilità di prendere mezza giornata di ferie, accodarsi in uno degli uffici territoriali, pazientare ore prima che un addetto si liberi (tendenzialmente pochi istanti prima che il sistema vada in blocco e che le pratiche diventino irreperibili o inconsultabili) quindi battere la ritirata senza aver risolto nulla ed anzi avendo sprecato tempo e risorse.

I mezzi telematici consistono in un call center telefonico (con mediamente 26 utenti in priorità d’attesa), la richiamata telefonica (già sperimentata in passato con l’imbarazzante insuccesso di cui al mio precedente post), la consultazione via mail (in queste giornate calde, in tutti i sensi, le uniche richieste di informazioni fiscali consentite riguardano il popolarissimo tema del “consolidato nazionale e mondiale”…), rimarrebbe da citare l’istanza di interpello (sulle cui modalità diaboliche di presentazione, per signorilità, mi astengo dal commentare) che verrebbe comunque scartata in quanto non di interesse collettivo.

In conclusione, se si vuole entrare in contatto con l’Erario senza muoversi da casa, l’unica strada percorribile resta quella della pagina “reclami, elogi e suggerimenti”, qui è possibile finalmente sfogare la propria frustrazione, e non crediate di restare senza risposta, anche se di questo calibro, cito letteralmente: “ci spiace che non siano stati rispettati i tempi di erogazione del rimborso che inizialmente le erano stati prospettati… da ulteriori informazioni acquisite i rimborsi dovrebbero essere erogati entro il mese di luglio”.

Incertezza ed esitazione, ecco cosa emerge da queste poche righe, verrebbe da sorridere se si trattasse del primo tema di scuola di uno scolaretto, invece si tratta di una comunicazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

Si salvi chi può!

V-Day

Lezioni di sopravvivenza #5: Zoster Party…

Ai miei tempi quando un bimbo del quartiere contraeva una malattia infettiva le mamme del vicinato si affrettavano ad organizzare a casa del moribondo dei ritrovi pomeridiani con l’intento dichiarato di fomentare il contagio dei bimbi sani, in tempi moderni, se non si fosse persa questa buona abitudine, sarebbero i bimbi stessi ad invitare gli amichetti al proprio Zoster Party…

Era infatti opinione comune che ammalarsi da bambini fosse molto meno traumatico che esserlo da adulti, sia per le conseguenze fisiche, che per quelle economiche, soprattutto nel caso che il malcapitato di turno coincidesse con il capofamiglia… della serie tolto il dente via il dolore; oggigiorno queste pratiche vengono considerate obsolete ed ignoranti, per non dire povere, perché esiste uno strumento di prevenzione che risponde al nome di “vaccinazione” che ha scopo di tutelare i bimbi dal contagio delle più comuni malattie esantematiche quali morbillo, rosolia e parotite; tutte risolvibili con pochi giorni di macchie rosse e qualche linea di febbre.

Peccato davvero che il vaccino contro il virus della varicella (il peggiore, per inciso, per chi non lo sapesse) sia tanto costoso da indurre il nostro Servizio Sanitario Nazionale a non introdurlo nell’elenco delle vaccinazioni obbligatorie… con conseguenze prevedibili, trattandosi del più contagioso in assoluto: si ammala un bambino a scuola? Nel giro di pochi giorni vengono contagiati a cascata tutti i compagni di classe prima, i fratellini e amichetti poi, e procedendo cuginetti e parenti fino al sesto grado se disgraziatamente capitati nei paraggi.

In men che non si dica si precipita nel circolo vizioso delle papule purulente destinate ad evolvere in vescicole, quindi in pustole ed infine in croste granulari (destinate a cadere, prima o poi, più poi che prima…), talvolta anche a convivere tutte insieme contemporaneamente. Il tutto, a conti fatti, si risolve in non meno di 30 giorni (ribadisco: 30 giorni!) di prurito, notti insonni, stanchezza, pessimismo e fastidio, con il beneplacito del nostro SSN.

Proprio mentre completo queste poche righe di (ennesimo) sfogo contro uno Stato che non funziona, apprendo che il vaccino contro la varicella, per tutti i nuovi nati a partire dal 2015, è stato inserito dal Ministero della Salute nell’elenco di quelli gratuiti…

Amen.

Zoster Party

V-Day #3: Agenzia delle Entrate

Dedico questo breve trattato agli sventurati cui sia sbadatamente capitato di scordare una scadenza fiscale e che si siano ritrovati catapultati nei perversi meandri dei “ravvedimenti operosi”, degli “accertamenti fiscali” o peggio ancora delle “cartelle esattoriali”.

Ai fortunati che sono riusciti a scampare questa trafila occorre precisare che la dimenticanza di cui sopra non è certo peccato di poco conto, considerata l’esistenza di un cattivone che non tollera molto facilmente questi atteggiamenti e anzi provvede puntualmente a riscuotere l’imposta dovuta dopo aver debitamente calcolato sanzioni (di diversi punti percentuali) ed interessi (al tasso legale): questo intransigente maldisposto risponde al nome di Erario.

Paradossalmente può capitare di ritrovarsi dall’altra parte della barricata, ovvero in posizione creditoria, ed illudersi di poter vantare pari trattamento… L’epilogo (dopo tanta fatica spesa per documentarsi adeguatamente sulle agevolazioni fiscali, attenersi scrupolosamente alle diaboliche regole ed in ultimo calcolare l’ammontare del beneficio spettante nella dichiarazione dei redditi 730) sarebbe quasi divertente se non mi riguardasse in prima persona.

Si parte a luglio 2014 con la notizia del mancato accredito delle somme in busta paga fino al compimento dei “controlli preventivi”, proseguiamo a settembre dello stesso anno con la lettera beffa firmata dall’Agenzia delle Entrate che mi invita a fornire le coordinate bancarie per consentire l’accredito delle somme a me spettanti entro il termine ultimo del 31/12/2014, si arriva a gennaio 2015 senza nemmeno l’ombra di un centesimo e al mio conseguente sollecito (scritto) a mezzo PEC al quale l’Agenzia si permette di rispondere (telefonicamente!) spergiurando di aver passato la mia pratica alla Banca d’Italia e che pertanto trattasi di attendere i tempi tecnici di rimborso (al più tardi entro il 28/02/2015), per giungere infine ad aprile quando, accingendomi a predisporre la nuova dichiarazione dei redditi (quella riportante l’ulteriore credito da aggiungersi a quello dell’anno precedente, ovviamente mai pervenuto) mi sento in dovere di sincerarmi riguardo al mancato rimborso.

Mio malgrado stavolta sono costretta a telefonare io (avendo l’Agenzia, nel frattempo, interrotto il servizio gratuito PEC, probabilmente avevano iniziato ad utilizzarlo in troppi…) così scopro che la mia dichiarazione è appena stata convalidata (ma come? E la richiesta dell’IBAN di settembre? E la pratica passata alla Banca d’Italia a gennaio?) e pertanto gli accrediti sono da attendere “presumibilmente” entro il 31/05/2015. E che non ci si azzardi nemmeno a pronunciare vocaboli indesiderati quali: termini perentori, interessi, ecc.

In parole povere dovrei pazientemente attendere, senza pretesa alcuna, e nel frattempo starmene pure zitta?

V-Day

V-Day #2: torna l’ora legale…

Anche quest’anno, puntualmente, si ripresenta la farsa dell’ora legale, ebbene sì! Perché diciamocelo chiaramente: pensano davvero di poter ancora prendere in giro qualcuno? Che sia rimasto ancora qualche ingenuo convinto della fandonia del risparmio energetico? Quella, intendo, costruita a tavolino per consentire ai politici di turno di poter sbandierare ai quattro venti gli incredibili risultati della propria efficiente gestione; tra i pochi, peraltro, riconducibili al concetto di “legalità” che possono innocentemente certificare…

E quand’anche si risparmiasse sull’elettricità, siamo proprio certi che il bilancio sia favorevole, considerati tutti i conseguenti esborsi sociali legati al fisiologico aumento di incidenti stradali, di arresti cardiaci, e perfino di suicidi direttamente riconducibili al calo di concentrazione o, più in generale, al cambiamento?

E, definitivamente, se è vero che si risparmia, perché non ce la teniamo tutto l’anno questa meravigliosa invenzione? Perché mai accontentarsi di risparmiare solo sette mesi l’anno quando potremmo risparmiare per dodici? Perché costringere la comunità a trovare una propria collocazione tra la categoria “gufo” ovvero quella di coloro che sono maggiormente attivi la sera o “allodola” dei convinti, al contrario, che sia il mattino ad avere l’oro in bocca.

Come è facilmente intuibile per una come me, che andrebbe sempre a letto presto la sera e dormirebbe instancabilmente fino a tardi la mattina successiva, la costrizione ad arrovellarsi sulla categoria di appartenenza non è particolarmente ben vista, soprattutto se ciò si va ad aggiunge allo sforzo, già di per sé innaturale, di dover recepire quando sia il momento di spostare le lancette in avanti e quando indietro…

Ora legale

 

Ricette possibili #3: a dieta, volendo…

Finalmente smascherato l’ipotiroidismo sviluppatosi con la gravidanza (rimasto latente per ben tre anni) e ottenuta dall’endocrinologa la cura palliativa (Eutirox a vita), non resta che coadiuvare il mio sopito metabolismo con la speranza di smaltire anche i chili post partum mai persi.

Fisso quindi un incontro con la nutrizionista per ottenere dei consigli specifici, il primo tragicomico appuntamento è interamente dedicato all’anamnesi e alla raccolta del mio “diario alimentare”: si parte con la colazione, cappuccino e brioche fanno storcere il naso alla dottoressa molto più del sapere che non è previsto alcuno spuntino a base di frutta o yogurt ad intermezzare la mattinata con conseguenti pranzi abbondanti in termini di quantità e di grassi.

Sembra rilassarsi solo alla notizia che talvolta al pomeriggio capita una merenda di frutta, per poi immediatamente rabbrividire e scuotere la testa alla notizia che è proprio la cena il momento critico della giornata caratterizzata prevalentemente da carboidrati e cioccolato, a nulla è servito cercare di farle capire che è difficile non chiudere in dolcezza la giornata…

Come era prevedibile lo sguardo di rimprovero si fa più eloquente della conseguente ramanzina verbale da cui scaturisce un piano nutrizionale veramente blando (della serie basterebbe non strafogarsi come fai per perdere con grande facilità i chili di troppo…) che, ciononostante, langue intonso nel cassetto della cucina…

Ricette possibili #3: a dieta!

Focus #5: Donne “curvy” più intelligenti delle magre!

Da qualche tempo i ricercatori universitari stanno snocciolando esiti di ricerche veramente interessanti: stavolta è il turno dei team delle Università di Pittsburgh (Pennsylvania) e dell’Università di Santa Barbara (California) che hanno recentemente pubblicato il risultato di un test condotto su un campione di 16000 rappresentanti del gentil sesso, secondo il quale le cosiddette donne “curvy”, ovvero quelle che hanno una maggiore sproporzione tra vita e fianchi, sarebbero più intelligenti delle magre.

E il motivo è uno, semplice, chiarissimo. Udite, udite: non è grasso ma Omega3!

Cosa vuol dire? Praticamente che questo acido grasso essenziale (che si deposita principalmente su fianchi, cosce e glutei) avrebbe un ruolo di prim’ordine nello sviluppo del cervello!

E ora scusate ma corro a prepararmi uno spuntino, non vorrei intaccare la mia formosa silhouette, con conseguenti risvolti intellettuali…

Donne curvy

V-Day #1: breve riassunto del 2014

Quando il 6 gennaio 2014 le bianche colombe lanciate dall’appartamento del Papa in seguito all’Angelus vengono aggredite in volo, rispettivamente, da un gabbiano e, nientemeno, da un corvo (simbolo per eccellenza di oscuri presagi), avrei dovuto immaginare che l’anno appena incominciato avrebbe avuto un trascorso difficoltoso, per non dire nefasto.

E i primi effetti non tardano a farsi sentire: si incomincia con un infinito susseguirsi di malanni: niente di grave, per carità, ma dopo i primi dieci weekend trascorsi tra raffreddori, tonsilliti e virus gastrointestinali, pensavo già di averne avute abbastanza, mai avrei potuto immaginare che si trattasse solo dell’inizio di una lunga serie di infiammazioni tra cui congiuntiviti e dermatiti.

Tra un acciacco e l’altro arriva velocemente la primavera, per inaugurare il cambio di stagione mi procuro una rovinosa caduta su una pavimentazione in ciottolato con conseguente rigonfiamento del ginocchio (ben presto degenerato in borsite) oltre che l’irreparabile danneggiamento di un orologio da polso d’epoca di scarso valore economico ma di grande valore affettivo.

Vogliamo spendere due parole anche per il tempo? Praticamente un anno intero di piogge pressoché ininterrotte: alla faccia del resto del mondo, in cui, paradossalmente il 2014 presenta temperature tra le più calde di sempre, io vengo perseguitata da una fantozziana nuvola portante acqua a secchiate: dove ci sono io piove. Sempre.

Inizia l’estate e per non interrompere questa monotona negatività anche il vicino di casa decide di inserirsi nel contesto inventandosi una criticità tra i nostri confini; una quisquiglia apparentemente di poco conto ma che ovviamente non trova bonaria conclusione in sede extragiudiziale e sfocia inevitabilmente in controversia legale.

E’ proprio mentre penso che peggio di così non può andare che il 31 luglio, ultimo giorno lavorativo prima delle agognatissime vacanze estive, la presidenza dell’azienda per cui lavoro annuncia di aver ceduto il 100% del proprio capitale ad una multinazionale svedese, colosso del farmaco. Oltre al danno la beffa, posto di lavoro, neanche a dirlo, in serio pericolo e vacanze rovinate.

Ormai il 2014 inizia piuttosto chiaramente a delinearsi quale annus horribilis ed è quindi per coerenza che mio figlio di tre anni esatti, dopo un solo mese di scuola dell’infanzia, decide di prendere le misure della sala ricreativa spiccando il volo dalla panca verso il vuoto, risultati: volto tumefatto, frattura dell’incisivo destro (puntualmente estratto) e danneggiamento dell’incisivo sinistro per lui, dieci anni di vita in meno per me.

Per la prima volta in vita mia inizio a pensare, più o meno seriamente, a fare massivo uso di sostanze stupefacenti.

E se pensavo di non credere alla sfiga (rimando, per approfondimenti, ad apposito argomento postato) mi devo ricredere.

Potrei fermarmi qui, ma è per dovizia di particolari che ritengo opportuno accennare anche ad una grave cardiopatia diagnosticata ad uno dei miei due gatti siamesi, oltre che, proprio sul finire d’anno, con puntualità svizzera per rovinare anche le vacanze natalizie, al mio ipotiroidismo non tempestivamente individuato e pertanto già cronico.

E’ quindi con ragionevole certezza che, mi si perdoni la caduta di stile:

Lupo Alberto

Lezioni di sopravvivenza #4: Natale in famiglia…

Il Natale… la festa di tutti i bambini, il giorno atteso dai più e odiato dai pochi (?) che proprio non riescono a fingere di tollerare senza colpo ferire un’intera giornata “con i tuoi”.

Proprio così, perché dopo aver goduto di settimane di magica atmosfera natalizia fatta di migliaia di piccole luci multicolori, di decorazioni tematiche e di acquisti incontrollati, puntualmente si arriva al culmine: il fatidico giorno della riunione familiare, e questa, a seconda dei parenti che non abbiamo potuto scegliere ma che ci sono toccati in sorte, potrebbe rivelarsi una giornata altalenante tra l’imbarazzante e il tragicomico.

Ogni anno mi ripeto che la scelta migliore sarebbe quella di partire per una meta lontana il 23 dicembre e rendersi irreperibile fino a festività concluse e puntualmente ogni volta mi lascio convincere che forse è meglio restare, tapparsi tutti gli orifizi e resistere; se non altro per risparmiarmi lagne e piagnistei da parte degli esclusi prima, durante e soprattutto dopo, potenzialmente anche molti mesi dopo, la latitanza.

E allora conviene stilare un Decalogo, le regole d’oro da mettere in pratica per sopravvivere al Natale:

  • Vietato soffermarsi più di 5 secondi sugli outfit degli ospiti per evitare che il nervoso si impossessi del nostro stato d’animo, niente di peggio che impostare la giornata strabuzzando gli occhi davanti a certe imperdonabili cadute di stile…
  • Ostentare gioia per i doni ricevuti anche se inverosimilmente ridondanti, inutili, inadeguati e/o al terzo riciclo, dopodiché pensiamoci noi ad archiviarlo per sempre tra la raccolta differenziata onde evitare un ulteriore rigiro l’anno successivo.
  • Adoperarsi in cucina: una vera e propria full immersion ai fornelli, anche se sono il nostro nemico più acerrimo per i restanti 364 giorni, quale occasione migliore per svignarsela al sopraggiungere di ogni insofferenza e con una giustificazione onorevole!
  • Il milionesimo racconto dell’aneddoto capitato decenni prima al nonno non dovrà sembrarci scontato neanche per una frazione di secondo, a costo di farci venire una paresi facciale nel disperato tentativo di fingere stupore.
  • Esagerare con l’alcol sarebbe una pratica tanto piacevole quanto risolutiva ma dubito che nelle settimane seguenti si possa continuare a sostenere lo sguardo dei propri cari dopo aver trascorso un’intera giornata a biascicare dialoghi incomprensibili;
  • Ingozzarsi di cibo fino allo svenimento potrebbe creare una buona opportunità elusiva ma il rischio delle conseguenti pratiche di rianimazione rigorosamente “fai da te”, per non parlare dell’inevitabile strascico di racconti ospedalieri rischierebbe di protrarre oltremodo la permanenza degli ospiti vanificando tutti gli sforzi.

In poche parole, stringiamo i denti che un giorno tutto sommato passa in fretta, e sforzarci di essere più buoni costa davvero poca fatica: questo, per chi ancora non avesse capito, è l’ultimo, disperato tentativo di convincere soprattutto me stessa prima di chiunque altro…

Buon Natale!

Natale in famiglia

Tempi moderni #2: Fedez!

Federico Leonardo Lucia, un nome da bravo ragazzo, talmente pulito che per poter sfondare nell’ambiente cui era probabilmente predestinato (quello musicale, precisamente rap) occorreva sporcarlo un po’: Fedez deve essere sembrato calzante. La faccia da bravo ragazzo gli è rimasta, malgrado gli incombenti tatuaggi che forse presto copriranno anche questi pochi centimetri di pelle rimasta nuda, e nonostante l’ambiente da cui proviene, Rozzano e Corsico, non siano certo annoverati nell’elenco dei quartieri della “Milano bene”…

Come cantante i successi sono arrivati in fretta  e, ultimamente, sono stati affiancati anche da quelli televisivi nella sua qualità di giudice new entry di X Factor 8: la più sommessa tra le edizioni del talent tanto che la sua presenza non ha faticato ad offuscare la star internazionale (Mika), il pluripremiato storico giudice (Morgan) e la debuttante (Victoria Cabello, ritrovatasi per l’ennesima volta la pesante eredità di rimpiazzo della Ventura).

La sua freschezza, la sua ingenuità, il suo caratterino pepato e qualche perdonabile esternazione riconducibile più alla sua giovane età e all’inesperienza che alla mancanza di tatto, lo hanno reso irresistibile a tal punto che in più di un’occasione ho avuto la netta sensazione che il pubblico premiando i suoi concorrenti volesse premiarne il giudice.

E quasi con inquietudine mi sono ritrovata a chiedermi come fosse possibile che un soggetto tanto distante potesse suscitare in me tutto questo interesse, per rasserenarmi ho dovuto interpellare altre quarantenni (per non dire over) e scoprire che non ero l’unica in quella condizione, detto che la differenza d’età resta un impiccio che rende il suddetto interesse piuttosto sconveniente, o almeno lo è stato finché ho scoperto che la figlia di amici (età anagrafica anni 8) se n’è perdutamente innamorata e questo mi è sembrato un fatto se non altrettanto incongruente, quantomeno confortante.

X Factor 8 si è concluso con la vittoria schiacciante di Fedez che si conferma esordiente di primordine conquistando primo e secondo posto, e alle italiane di ogni età (MILF in prima linea) non resta che sperare nella sua conferma alla prossima edizione…

Fedez!

Ricette possibili #2: stop al femminicidio

http://www.stopalfemminicidio.it/

Oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo slogan stop al femminicidio mi fa pensare ad una nuova ricetta possibile; quale sia il legame vi starete chiedendo, in effetti non c’è, o meglio non che abbia attinenza con qualcosa di commestibile…

Cari fidanzati, compagni, mariti, amanti, in una parola uomini, è prevalentemente a voi che mi rivolgo:

Vi siete stufati della vostra partner storica? Succede.

Avete trovato una nuova sgallettata che finalmente ha resuscitato la vostra parte sud ombelicale? Fantastico!

State definitivamente tramando di poter disinvoltamente fare a meno della prima, nonostante tutto? No problem.

Eccovi la ricetta:

prendete un beauty case ed un trolley capienti (li trovate in cantina, secondo scaffale in alto);

riempite il primo dei vostri effetti personali (non dimenticate lo spazzolino da denti);

riponete con cura i vostri pochi stracci nel secondo (calze e mutande q.b.);

andatevene silenziosamente fuori dagli zebedei (la chiave di casa lasciatela pure al solito posto, quello che non avete mai identificato, prima o poi salterà fuori…);

che noi, in qualche maniera, ce la caveremo anche da sole.

Buon appetito!

Stop femminicidio giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

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